Parigi e Berlino tornano a crescere "Recessione mondiale alla svolta"

{mosimage}Male ancora la disoccupazione "per i bassi livelli di fiducia e a causa degli effetti ritardati del calo dell'attività economica"

 

ROMA - Per la prima volta dopo un anno il Pil francese e quello tedesco tronano a crescere. Lo ha detto l'istituto di statistica Insee che ha confermato il dato fornito dal ministro dell'Economia di Parigi. E buone notizie arrivano anche dalla Bce: "Sebbene il livello di incertezza rimanga elevato, vi sono crescenti segnali che la recessione mondiale stia raggiungendo il punto di svolta". Per ora, però, la disoccupazione continua a crescere.

Il Pil di Parigi e di Berlino. Nel secondo trimestre il prodotto interno lordo francese è cresciuto dello 0,3% secondo quanto annunciato dall'Insee, che fino ad oggi prevedeva un calo dello 0,6%. L'Istituto di statistica ha confermato il dato fornito poco prima dal ministro dell'Economia Christine Lagarde, che segnala l'uscita della Francia dalla recessione dopo quattro trimestri consecutivi di crescita negativa. "La ripresa del Pil è dovuta in particolare al miglioramento del saldo del commercio estero", afferma l'Insee in una nota.

Anche a Berlino cominciano a vedere meno nero. Il Pil sale dello 0,3% rispetto al primo trimestre. L'ufficio statistico federale precisa che la prima economia europea non registrava un tasso di crescita positivo dal primo trimestre del 2008. Gli analisti si attendevano per il trimestre chiuso a giugno una contrazione del pil dello 0,2%. L'ufficio segnala "impulsi positivi che provengono dalle spese private e pubbliche oltre che dalle costruzioni" sull'onda del piano anticrisi del governo. La Germania ha anche approfittato di un calo dell'import più forte di quello dell'export. Ma è ancora ben lontana dai livelli pre-crisi: su base annua il Pil è sceso del 7,1%, 5,9% su base destagionalizzata.

IL BOLLETTINO BCE
"Sebbene il livello di incertezza rimanga elevato, vi sono crescenti segnali che la recessione mondiale stia raggiungendo un punto di svolta". Lo scrive la Bce nel suo bollettino mensile. Per l'area euro "ci si attende che l'attività economica rimanga debole nella restante parte dell'anno" e che nel prossimo "a una fase di stabilizzazione segua una graduale ripresa con tassi di crescita trimestrali di segno positivo".

Inflazione. Il Consiglio direttivo della Bce si attende "che la fase attuale, caratterizzata da tassi di inflazione estremamente bassi o negativi, sia di breve durata e che la stabilità dei prezzi sia preservata nel medio periodo, continuando a sostenere il potere d'acquisto delle famiglie nell'area euro". Nel dettaglio, gli esperti della Bce prevedono per il 2009 un tasso di inflazione dello 0,4% (la precedente previsione era dello 0,3%), per il 2010 dell'1,1% e per il 2011 dell'1,6%.

Pil euro. Gli analisti prevedono che il Pil dell'area dell'euro si contrarrà quest'anno del 4,5%. Dovrebbe poi crescere dello 0,3% nel 2010 (con una revisione al rialzo di 0,1 punti percentuali) e dell'1,5% nel 2011.

Eurostat, l'Ufficio europeo di statistica, aggiunge che iIl pil di Eurolandia è sceso dello 0,1% nel secondo trimestre di quest'anno, rispetto ai tre mesi precedenti. Quello dei Ventisette ha segnato invece -0,3%. Su base annua, nello stesso periodo, il calo è stato del 4,6% nell'eurozona e del 4,8% nell'Unione. Quanto all'Italia, nel secondo trimestre 2009, rispetto al precedente, il pil ha subito un calo dello 0,5%; su base annua -6%.

Disoccupazione. Continua a salire nell'area euro il tasso di disoccupazione: a giugno ha toccato il 9,4% con un incremento dello 0,1% rispetto a maggio scorso. Un aumento che ha riguardato tutti i Paesi dell'area e che in prospettiva non è destinato ad arrestarsi. A determinare in prospettiva la tendenza all'aumento, scrive la Banca centrale europea, "i bassi livelli di fiducia e gli effetti ritardati del calo dell'attività economica" che suggeriscono dunque "ulteriori incrementi della disoccupazione".

"Intensificare gli sforzi". "I programmi di finanza pubblica per il 2010, attualmente in fase di completamento in diversi paesi, e le strategie di risanamento dei conti a medio termine devono riflettere l'impegno a ripristinare finanze pubbliche solide e sostenibili in tempi brevi". I governi dunque, secondo la Bce, "dovrebbero quindi predisporre nonché rendere note strategie di uscita dalle misure di stimolo e strategie di riequilibrio dei conti che siano ambiziose e realistiche, nel quadro del patto di stabilità e crescita". Il "processo di aggiustamento strutturale" dei conti pubblici - prosegue la Bce - "dovrebbe iniziare al più tardi con la ripresa economica e nel 2011 andrebbero intensificati gli sforzi di risanamento".

Credito imprese. "Nel secondo trimestre del 2009 la percentuale netta di banche che segnalano un irrigidimento dei criteri per la concessione di prestiti e linee di credito alle imprese si è sostanzialemente dimezzata, scendendo al 21% dal 43 del primo trimestre", sostiene la Bce. "E' degno di nota - continua il bollettino - che questo livello sia inferiore a quello elevato osservato nel terzo e quarto trimestre 2008".
 
Fonte: www.repubblica.it 

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