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Michele Placido e Kim Rossi Stuart prsentano il film più discusso
della manifestazione. Lettera dei parenti delle vittime. La replica del
regista: "E' un criminale fino in fondo ma con una sua etica del male"
VENEZIA - "Io non sono cattivo: ho solo un lato oscuro
molto pronunciato". La frase di Kim Rossi Suart, nella parte finale del
film, rende perfettamente il senso di Vallanzasca - Gli angeli del male
Parole che non piaceranno alle associazioni di parenti delle vittime del bandito, che hanno inviato al Corriere della sera
una lettera in cui esprimono contrarietà rispetto al fim. Accuse a cui
Placido ribatte: "Anch'io da ex poliziotto non amo personaggi così. Ho
interpretato tanti eroi: Padre Pio, Falcone. Ribadisco: questo è un film
'contro' Vallanzasca. L'Italia, col suo falso moralismo, è l'unica
nazione in cui film del genere non si possono fare, al contrario di
Francia, Germania, Stati Uniti che i loro criminali li hanno sempre
raccontati. E allora cosa dobbiamo dire di una fiction come Il capo dei capi? Solo Vallanzasca rappresenta il male del nostro Paese dal dopoguerra a oggi? Rispetto il dolore delle
vittime, non assolvo lui: ma non è che per questo un film non si deve fare".
Chiarito
il punto di vista dell'autore, veniamo al film. Proiettato questa
mattina per i cronisti in Sala Perla, ha suscitato reazioni
prevalentemente positivie. La storia è quella del bel René (Kim Rossi
Stuart, co-sceneggiatore con Placido), fin da bambino votato
all'illegalità insieme a un gruppetto di coetanei che in un modo e
nell'altro influenzeranno la sua vita: il futuro tossico Enzo (Filippo
Timi), la devota Antonella (Paz Vega, in trasferta italiana).
Dopo
essersi innamorato della calabrese Consuelo (Valeria Solarino), nella
sua Milano Vallanzasca comincia a fare il gioco pesante: rapine a mano
armata, conflitti a fuoco. Finisce in carcere, dove fa amicizia con un
altro bandito celebre e suo ex avversario, Francis Turatello (il
Francesco Scianna di Baarìa). Dopo evasioni, colpi clamorosi,
valanghe di donne che gli scrivono lettere d'amore, copertine di riviste
rosa, pestaggi durissimi della polizia (lui o i suoi uomini avevano
ucciso poliziotti), arriva l'ultima fuga...
"Ho incontrato poche
volte il Vallanzasca reale - spiega ancora Placido - ma nel film i
delitti sono fedelmente documentati. Le altre cose le abbiamo romanzate.
Non credo comunque che il film possa essere un modello negativo per i
giovani: quelli di oggi pensano al sabato sera, sono rammolliti dalle
droghe...". Quanto al suo giudizio sul bandito il regista, pur
riconoscendogli che "non fece mai alleanze con mafia camorra o
eversione", spiega di considerarlo "un angelo del male, come lui dice di
se stesso. Uno che ha aggredito il mondo con tutta la cattiveria che
aveva dentro di sé". Ma il diretto interessato, ora in regime di
semilibertà al carcere milanese di Opera, vedrà la pellicola?
"Sicuramente gliela faremo proiettare, chiederemo il permesso al
magistrato". Intanto sua moglie, Antonella, è qui al Lido per la
presentazione del film.
Più sfumata l'opinione di Kim Rossi
Stuart, che regala al film una grande interpretazione. E che invece
Vallanzasca lo ha incontrato molto spesso: "E' un personaggio
interessante - racconta - che non incarna affatto il male assoluto: bene
e male gli convivono dentro, in una lotta estrema ai confini
dell'umanità. Tutto si puà dire di lui: ma non è un furbo. Io credo che
ci siano tante polemiche sul film perché parliamo di un bandito ancora
vivo".
C'è poi un ultimo aspetto forte, che emerge dalla visione
della pellicola: il trattamento brutale ricevuto dal protagonista, nel
corso degli anni, dalla polizia. "Con Vallanzasca - dichiara Placido -
ci fu una vera caccia all'uomo: bisogna dirlo con grande onestà, fu
picchiato sempre nelle carceri. Si dirà che lui provocava, ma resta il
fatto che adesso il suo corpo è un massacro. In Italia questa cose a
volte si scatenano". E Rossi Stuart: "Trovo che questo tipo di vendetta
sia comprensibile, perché lui aveva dichiarato guerra alle forze
dell'ordine. Ma i pestaggi in galera sono inammissibili: l'istituzione
non dovrebbe abbassarsi al suo livello". Parole che potrebbero aprire un
nuovo fronte polemico.
Fonte: www.repubblica.it
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